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Mente

Chi ha paura di Avatar?

Nell’osannato film di James Cameron, gli abitanti di Pandora, sono degli esseri speciali che hanno mantenuto intatto  l’intimo rapporto con la natura; una  natura titanica,  incontaminata, resa  spettacolarmente dall’utilizzo della più moderna tecnologia digitale tridimensionale.
James Cameron ha dato agli schermi un’opera poderosa anche per quanto concerne i costi ed i tempi di produzione: una sorta di piramide hollywoodiana.
Ma se  la parte visuale è super enfatizzata e curata, il plot è molto semplice e scontato; i temi affrontati sono  profondi, ma il modo con  cui vengono  trattati a è alquanto naïve e prevedibile.
Gli abitanti di Pandora sono simili a dei giganteschi Vatussi blu, cartoni animati con facce umane,  alti snelli e sani; sono provvisti  di uno stato di coscienza  che consente loro di sentire e vedere che la realtà è una grande matrice di connessioni,  a differenza dei finanzieri americani accompagnati da  mercenari senza scrupoli che intendono devastare questa pacifica civiltà al  sol fine di  privarli di un minerale prezioso, estinto sulla Terra a causa delle loro interminabili speculazioni.
Il film si apre con l’arrivo di  colui che  rappresenterà l’eroe democratico della storia, un marine su una sedia a rotelle giunto su Pandora per  sostituire suo fratello gemello, impegnato con un team di scienziati che studiano l’ecosistema Pandora.
Sin dall’inizio della sua missione, il nostro eroe si trova in conflitto tra la sua posizione di soldato quella di esploratore scienziato ed il suo cuore.  All’inizio grazie al suo avatar tenta di farsi accettare dai Navi per carpire la loro fiducia,  poi   dopo aver  vissuto tra loro, si  ritrova ad amarli a tal punto da volere essere uno di loro;  tradisce  così la sua razza nonché il suo  esercito.
Pur essendo un film naïve, a tal punto che si potrebbe  pensare ad uno dei film prodotto dalla Walt Disney, Avatar ha già creato una buona dose di allarmismo in quanti lo considerano antiamericano, anticlericale e persino antiumano.
Sono in molti  a intravedere nel film  una critica nei confronti  del sistema americano: la guerra del Golfo, la costante politica di terrore, le mire imperialiste, la mancanza di moralità della politica economica ecc…
Il Vaticano, invece si è mostrato molto preoccupato dal tema centrale del film che è  il rapporto uomo/natura. Pare  che l’animismo di questa tribù Navi, la loro visione della   vita (quale interconnessione di tutto il creato assieme a la sacralità attribuita  ad ogni elemento del creato) ha dato luogo a commenti isterici, del tipo :
“Il film  sebbene povero di contenuti, può contribuire notevolmente allo sviluppo della religione del millennio, che ha trasformato l’ecologia in un vero culto della natura” (Osservatore Romano rev. Federico Lomardi).
Il papa Benedetto XVI ha spesso parlato del bisogno di proteggere la natura, ma di stare attenti a non equiparare l’essere umano ad un qualunque altro essere vivente del nostro creato, in nome di una visione egalitaria, altrimenti si rischia di precipitare in una forma di neo-paganesimo, che vedrebbe la salvezza dell’uomo solo nella natura, vista in termini esclusivamente naturalistici.
James Cameron, invece,  sostiene di aver voluto  fare un film politico, con lo scopo di aprirci gli occhi sul fatto che  oramai viviamo  solo per la guerra  e che non esiste alcun rispetto per le differenze.
C’è solo da chiedersi come mai per fare passare un messaggio che comunque nessuno vuol sentire, sia stato necessario il  più grande investimento di denaro, della storia del cinema, soprattutto sapendo che la gente come al solito, dopo essersi svagata per tre ore guardando un film con degli scomodi occhiali, passerà subito al divertimento successivo?
È difficile ignorare quanto l’asserzione di Cameron abbia tutti gli elementi di un doppio messaggio; da una parte abbiamo  la salvezza della natura, con la condanna di tutti i paladini della guerra e dei cinici finanzieri interessati solo al profitto; dall’altra lui stesso si è servito  dell’ausilio di investitori plurimiliardari  la cui esclusiva ansia è vedere a quanto ammonteranno gli zeri del loro investimento.
James Cameron, afferma  di volere sensibilizzare la gente nei confronti della natura e per riuscirci fa ricorso alle più avanzate e costose tecniche visuali tridimensionali, che  finiscono con l’iperstimolare e  inondare lo spettatore di sensazioni visive. Ha scelto di creare  uno stordimento di sensi, piuttosto  che  avvalersi delle piccole grandi cose che il paesaggio naturale ha ancora in serbo per noi.
Si  può benissimo comprendere che questo maturo regista abbia voluto fare un film faraonico, che superasse i precedenti 8 oscar vinti dal suo precedente e sopravvalutato film: Titanic. Ci si può benissimo immedesimare con il suo l’irrefrenabile desiderio di lasciare una impronta indelebile sul questo pianeta; si può persino  simpatizzare  con il suo desiderio  di guadagnare per assicurarsi una serena vecchiaia, perché  tutto questo è umano e alquanto  comune, non c’è bisogno dunque  di  condirlo e caricarlo di significati  e  intenti profondi.
Non c’è http:\\/\\/psicolab.neta di male ad ammettere che Avatar è solo un colossal, il più grande colossal realizzato sino ad oggi e  come tale è solo un semplice prodotto di consumo di massa.  Ha già vinto il Golden Globe, sbancato i botteghini, e  tutti coloro che non riescono a dormire  la notte perché lo trovano destabilizzante per il sistema americano o anticlericale, possono dormire sonni più che tranquilli.

Picture of Antonella Iurilli Duhamel

Antonella Iurilli Duhamel